Spettacolo di Teatro Danza sulla Sclerosi Multipla

“SMania di vivere” PRESS

__________________________________________________________________________________________________


Superando.it

__________________________________________________________________________________________________


La Stampa

__________________________________________________________________________________________________


Monaco In

__________________________________________________________________________________________________


Foggia & Foggia

La determinazione nel seguire sempre le proprie passioni
La ‘SMania di vivere’ della ballerina che danza per reagire alla malattia

di Aurelia Conticelli

A passi di danza sta tenendo testa alla sua malattia, portando in scena la sclerosi multipla con uno spettacolo in giro per tutta Italia e non solo  –  a dicembre si esibirà nel Principato di Monaco  –  dal titolo ‘SMania di vivere’ (non é un caso che le prime due lettere del titolo siano con carattere maiuscolo per richiamare il nome della malattia che poco piú di un anno fa, a causa di una brutta ricaduta, l’ha inchiodata a letto). Ha una stretta di mano energica e forte come il suo carattere, Erica Brindisi, foggiana di nascita, ma fidentina di adozione, avvocato, ballerina diplomata presso l’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra che abbiamo avuto il piacere di incontrare in occasione del conferimento del prestigioso premio Argos Hippium in quanto vanto e orgoglio della nostra terra. Balla da quando aveva sei anni e non si é mai fermata, neanche quando cinque anni fa le é stata diagnosticata la sclerosi multipla.

Sei in giro con uno spettacolo dal titolo ‘SMania di
vivere’; come é nato questo progetto?

‘Il progetto é nato come stimolo a reagire a questa malattia che al momento é incurabile. Poco piú di un anno fa ho avuto una brutta ricaduta – non vedevo piú da un occhio – che mi ha portata, insieme al mio compagno, Giuseppe Rossetti, che ha scritto le musiche e curato la regia, a mettere in scena gli stati d’animo di chi scopre di essere malato. Ho sempre studiato danza dall’età di 6 anni; ho sempre continuato anche quando ho saputo della diagnosi. Ovviamente non é stato semplice perchè la malattia comporta delle ricadute anche di tipo motorio. Lo spettacolo é diviso in tre fasi: la prima é quella della scoperta della malattia che porta alla rabbia, all’abbattimento e allo sconforto; la seconda fase é quella dell’accettazione, in cui si cerca di capire e prendere consapevolezza, e la terza é quella che io chiamo della vittoria che non é intesa come guarigione ma come volontà di convivere con il male, non abbandonando e non rinunciando mai alle passioni che sono il vero motore della vita’.

Cosa ti sentiresti di dire a quelle persone che di
fronte ad una malattia non riescono ad affrontarla?

‘Purtroppo ci sono molte persone che a seguito della diagnosi di una malattia incurabile tendono ad avere un crollo prima che fisico psicologico. È importante avere delle persone su cui contare; io devo ringraziare la mia famiglia, il mio compagno e una associazione come l’AISM, costituita di persone che soffrono della stessa patologia e che, perció, possono capire anche i relativi stati d’animo. È un po’ come fare affidamento sulle persone care. Tutto questo sicuramente é d’aiuto. Una parte del ricavato dello spettacolo la devolvo all’AISM perchè l’unica cosa
che abbiamo é la ricerca. Fondamentale é non abbassare la guardia’.

Cosa rappresenta per te la danza?

‘È molto difficile rispondere perchè sono forse molto piú brava ad esprimermi con la danza che non con le parole. La danza ha sempre rappresentato un parte di me che é difficile tirar fuori con le parole; rappresenta l’altra mia metà. So che senza la danza non potró stare; so che la malattia mi porterà a non poterla fare, ma troveró altre strade e non mi fermeró’.

Sul palcoscenico porti una stampella, oggetto un
po’ insolito da vedere in scena; che rapporto hai con
lei?

‘La stampella la porto in scena perchè rappresenta il rapporto con la patologia. Nella prima fase dello spettacolo lotto con lei perchè non accetto la malattia. La stampella é un oggetto con il quale prima o poi  –  si spera il piú tardi possibile – noi malati dovremo avere a che fare. Nell’ultima fase dello spettacolo, invece, me la coccolo addirittura, portandola come un trofeo. La stampella personifica la malattia’.

Tu e Giuseppe, nel mettere in piedi questo
spettacolo, avete mai avuto paura di non essere
compresi?

‘È stata un’eventualità che abbiamo messo in conto specialmente rispetto agli altri malati; magari per loro poteva essere eccessivo, fuori luogo oppure di cattivo gusto. In realtà ho notato che durante lo spettacolo c’erano comunque persone in carrozzina, con le stampelle che invece sono state contente ed hanno compreso il messaggio’.

Tu sei foggiana di nascita, ma fidentina di
adozione; come ti senti quando ritorni qui?

‘È sempre un piacere soprattutto questa sera. Non pensavo ci fossero delle iniziative belle come questa; ne ho avuto contezza solo grazie alla e-mail di Lino Campagna, il quale mi ha comunicato del conferimento del premio’. Il messaggio che vuole lanciare con il suo progetto é quello  –  cosí come la poesia a lei dedicata e scritta dalla madre che chiude il suo spettacolo  –  di non mollare mai per non ‘rischiare di fare della vita una lunga notte senza luce’.

__________________________________________________________________________________________________


La Gazzetta del Mezzogiorno

__________________________________________________________________________________________________

Il Quotidiano di Sicilia

__________________________________________________________________________________________________

La Gazzetta del Mezzogiorno


__________________________________________________________________________________________________


Corriere della sera

Erica sul palco con la sua stampella
Una danza che regala emozioni

La sclerosi multipla non le ha impedito di ballare. Il suo spettacolo “SMania di vivere” racconta come si scende a patti con la malattia, senza rinunciare alle passioni

Erica BrindisiMILANO – Sul palcoscenico solo lei e la stampella che, come un fedele compagno di danza, accompagna i passi, sorregge i volteggi leggeri, misura lo spazio tra la libertà e il limite. Erica Brindisi ha la sclerosi multipla da cinque anni, balla da quando ne aveva sei e non ha mai pensato di rinunciare alla sua passione di sempre, nonostante la malattia. Un corpo sottile e asciutto, capelli lisci che incorniciano un viso regolare e uno sguardo fermo, il parlare deciso e coinvolgente: tutto nella presenza di Erica si traduce in energia, ma non solo. Anche in consapevolezza, in volontà, in voglia di vivere, anzi in “SMania di vivere”, come recita il titolo dello spettacolo di teatro danza che la vede protagonista.

Erica BrindisiLO SPETTACOLO – Foggiana di nascita ma fidentina di adozione, Erica ha 31 anni e di mestiere fa l’avvocato presso il Centro servizi per il volontariato di Reggio Emilia. Ha iniziato da piccola a studiare danza classica e moderna, diplomandosi poi all’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra. Da pochi anni si è avvicinata al teatro danza, un genere, come lei stessa spiega, «in cui non c’è solo la tecnica, ma anche l’interpretazione. Gli spettacoli di teatro danza sono racconti veri in cui la musica accompagna movimenti e parole, racchiudendoli in una cornice di grande suggestione emotiva». E, di certo, le emozioni non mancano nello spettacolo che Erica ha allestito insieme con il marito musicista Giuse Rossetti. «”SMania di vivere” è il racconto della scoperta della mia malattia – dice Erica – dal rifiuto all’accettazione, fino alla presa di coscienza che per continuare a vivere bisogna che la si guardi in faccia ogni giorno, che si impari a convivere con i nuovi limiti che la sclerosi multipla pone. La vera vittoria non è guarire, ma continuare a fare quello mi piace, adattandomi volta per volta alle mie diverse condizioni». Sulla scena Erica danza con la sua stampella su musiche e testi composti da Giuse Rossetti, alternando parti recitate a ballo; racconta di sé e di come la sua vita sia cambiata all’improvviso con una grazia e una leggerezza che sembrano contraddire il dramma della scoperta. Una contraddizione solo apparente, poiché la grazia dei movimenti e il ritmo pulito e sobrio delle musiche svelano invece una consapevolezza lucida e forte.

IL SOSTEGNO DELL’AISM – Grazie alla rete capillare delle sedi Aism del centro Italia, lo spettacolo sta facendo il giro dei piccoli teatri di provincia, riscuotendo un successo insperato. Sul sito www.smaniadivivere.com si possono conoscere le prossime tappe e lasciare commenti e contributi, così come si può partecipare al gruppo sempre più numeroso su Facebook. «Abbiamo ricevuto inviti anche dalla Sicilia e siamo impegnati fino a giugno 2011. Ci tengo a sottolineare che il ricavato degli spettacoli viene devoluto all’AISM e, dunque, alla ricerca. “SMania di vivere” è uno spettacolo che si serve dell’arte per comunicare in modo diverso la malattia e chi viene a vederlo lo fa anche perché vuole sapere e capire fino a che punto la sclerosi multipla condiziona e limita la vita di chi ne è colpito». Anche se, come recita uno dei testi di Rossetti che accompagnano Erica nella sua performance, «il limite dei limiti è pensare che a qualcosa possa non esserci rimedio. Alla morte forse, ma dimenticarsi che siamo vivi cos’è se non una pazzia?».

Mariateresa Marino

__________________________________________________________________________________________________

La Repubblica

E la sclerosi emoziona l’Italia
con la danza di Erica Brindisi

Successo crescente per la ballerina, foggiana di origine e fidentina d’adozione, che porta in scena la malattia attraverso uno spettacolo teatrale. Fioccano le date in tutto il Paese e anche Domenica In si mobilita. Il popolo della rete dalla sua parte, anche se qualcuno dice: “Chissà quanto costano…”

di MARCO SEVERO

Danza e non si ferma Erica Brindisi. Salita sul palco un mese fa, la 31enne che balla con la sclerosi multipla non è quasi più scesa. Per lei, foggiana d’origine e  fidentina d’adozione, prima un teatro di provincia con il debutto il 23 ottobre nel piacentino. Poi la chiamata della tv, in studio da Maurizio Costanzo e a Domenica In “con il mio mito Lorella Cuccarini”. Il telefono intanto squilla, le nuove date si accavallano: “Prossimo appuntamento – annuncia ormai lanciata – il primo dicembre a Forlì”. Piace e conquista SMania di Vivere, lo spettacolo di teatro-danza di cui Erica è protagonista. Con lei sulla scena una stampella, perno sui cui ruota il suo mondo dal 2006: “Era il 15 settembre, potrei dirti anche l’ora, quando mi venne diagnostica la sclerosi” dice. “Grazie alle cure e alla forza di volontà riesco ancora a portare avanti la mia passione, la danza”.

Al suo fianco ridono gli occhi di Giuse Rossetti, l’inseparabile. E’ lui, compagno di Erica, il regista in ombra del successo: sue le musiche e il soggetto dello spettacolo, oltre alle suggestioni sognanti del trailer di SMania di vivere. “Dal primo articolo, scritto da Repubblica Parma – scherza Giuse – la nostra vita è cambiata completamente”. Da allora le richieste e in contatti su Facebook si sono moltiplicati, fino alla telefonata della Rai per Domenica In e Bontà sua condotto da Costanzo. Anche il sito online creato da Giuse, http://www.smaniadivivere.com, porta i segni della fama improvvisa: una sezione intera è dedicata agli articoli di giornale usciti sullo spettacolo. Eppure all’inizio fu solo una data: il 23 ottobre scorso – a Rovoleto di Cadeo nel piacentino – con il debutto dello spettacolo, un recital danzato sulla (e con) la sclerosi. Poi il cellulare divenne bollente per Erica. Ma una cosa tiene a sottolineare la ballerina: “Il ricavato degli spettacoli va all’Associazione italiana sclerosi multipla, è importante dirlo perché molte Aism rinunciano ad invitarci paventando chissà quali richieste economiche da parte nostra”.
Erica viene ormai scambiata per una star dall’esoso caché. “Nulla di più sbagliato – sorride Giuse – siamo noi a donare fondi per la ricerca”. L’hanno capito a Cuneo, a Busto Arsizio, a Pontenure sempre nel piacentino e a Chiaravalle dove già sono state fissate nuove esibizioni. Così anche a Forlì, dove Erica e la sua stampella danzeranno il prossimo primo dicembre. Il 2 dicembre, sempre a Forlì, l’Aism locale organizzerà una conferenza-spettacolo. “Per questo tengo a ringraziare il promotore, Enzo Lazzaro – dice Erica – che punta ad una nuova forma di comunicazione della malattia, facendo leva sul ruolo dei giovani”.
Niente di più potente, allora, della SMania di vivere di Erica. Balla dall’età di 6 anni la 31enne, diplomata anche all’Imperial society of teachers and doucers di Londra. E non sarà la SM, ora, a fermarla. “Ballo, ballo con una passione che nessuno potrà mai offuscare” recita una poesia scritta da sua madre. Non è facile. La scorsa primavera Erica era ferma inchiodata al letto, aggredita da una fase acuta della malattia. Ora eccola, sui palchi di mezza Italia e in tv a dire che “portando avanti le proprie passioni, mantenendo un atteggiamento positivo, la malattia può essere fronteggiata”. E addirittura invitata, costretta a ballare e a farsi applaudire. Un paradosso frutto del coraggio di Erica e Giuse. “Inutili questi articoli pietosi e buonisti” scrisse qualche lettore di Repubblica il mese scorso. Altri invocarono maggiore spazio nei media al metodo del professor Paolo Zamboni, il medico di Ferrara che – reclamizzato anche da Le Iene – avrebbe scoperto la cura quasi miracolosa della sclerosi: un intervento chirurgico in grado di schiudere le vene della zona cerebro-spinale ostruite e causa presunta della malattia. “Noi non crediamo alle favole” dicono duri Erica e Giuse. “Non esiste alcuna prova che il metodo Zamboni funzioni davvero”. Piuttosto che illudersi preferiscono guardare allora il male negli occhi. E invitarlo a un giro di valzer.

__________________________________________________________________________________________________

Libertà – Quotidiano di Piacenza

__________________________________________________________________________________________________

La Voce di Romagna

__________________________________________________________________________________________________

Corriere Canadese

Una ballerina e la sua SMania di vivere. Va in scena la sclerosi a passo di danza

La danzatrice Erica Brindisi e il compagno compositore Giuse Rossetti portano in scena i turbamenti e la speranza legati alla malattia

Di SIMONA GIACOBBI

TORONTO – I turbamenti, le ansie e le paure di una malattia. Ma anche la speranza, la passione e la tenacia. Sono lì, tutti concentrati su quel palco. In quella stampella che lei alza e fa volteggiare in aria tra un passo di danza e l’altro. E il pubblico, fermo a guardarla ballare e a trarre beneficio da quella forza, da quella positività, da quell’ottimismo. Perché è questo il messaggio che quella ballerina vuole dare. Un messaggio di speranza, la “SMania di vivere”. Come il titolo dello spettacolo che Erica Brindisi con il compagno, Giuseppe “Giuse” Rossetti stanno portando in scena in molti teatri italiani. Il tour è partito il 23 ottobre a Roveleto di Cadeo, in provincia di Piacenza. Le iniziali non sono casuali perché Erica ha la SM, la sclerosi multipla, dal 15 settembre del 2006. Un giorno che Erica ricorda nei minimi dettagli. «Gli americani hanno l’11 settembre, io ho il 15», dice. Il tour ha registrato un boom di richieste – tant’è che hanno dovuto aggiungere altre date – e sono stati ospiti di diverse trasmissioni televisive, tra cui anche quelle di Lorella Cuccarini e Maurizio Costanzo. Giuse, che ha composto le musiche dello spettacolo, tutto questo interesse non se l’aspettava. Perché, spiega, non è stato per nulla semplice portare in scena una malattia. «Uno spettatore affetto da sclerosi multipla – dice Giuse che ha curato anche la regia dello spettacolo – si trova davanti a un paradosso che non potrebbe non produrre ottimismo. La protagonista che danza sul palco è infatti realmente affetta da sclerosi multipla. L’inconfutabilità diventa quindi il mezzo per spronare chi ha perso ogni speranza, per donare quel momento di serenità che aiuta a fare il punto della situazione e ripartire. Perché una malattia può fare tutto, ma non sottrarti le passioni. Questo spettacolo di Teatro Danza vuole raccontare le ansie e i timori di chi vive quotidianamente questa patologia e, nel contempo, lanciare un messaggio di speranza attraverso un atteggiamento positivo e tenace».Adesso Erica, originaria di Foggia, ha 31 anni. La diagnosi l’ha avuta, dopo numerose visite, cinque anni fa, al San Raffaele di Milano, quando ne aveva 26. Quasi per caso, racconta Giuse. I sintomi non sempre si capiscono da subito. I malati di sclerosi, infatti, soffrono di diversi disturbi fino alla progressiva paralisi degli arti. Una vera e propria beffa per una ballerina. Erica balla da quando aveva sei anni e ha conseguito numerosissimi diplomi molto prestigiosi, tra cui anche quello dell’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra. Ora fa l’avvocato per la Csv (associazioni di volontariato). Nonostante tutto ha continuato la sua lotta contro la malattia senza rinunciare alla sua grande passione, la danza. Un insegnamento di vita che ha voluto portare su un palco. La prima reazione di Erica dopo la diagnosi? Quella di mollare tutto. «Era una delle tante persone disinformate su questa malattia – spiega Giuse – Per lei queste due parole, sclerosi multipla, suonavano come qualcosa di disastroso. Non sapeva, per esempio, dei periodi di ricaduta alternati a quelli di benessere. Poi è stata sempre di più una sfida». L’ultima ricaduta molto pesante Erica, che è in cura al reparto di Neurologia di Parma, l’ha avuta a maggio. «Ora sta meglio – dice Giuse – La gamba sinistra non funzionava più. Le è scomparsa la vista nell’occhio sinistro improvvisamente, venti grammi di cortisone in pochi giorni e poi ha ripreso il Tysabri, un farmaco che prende una volta al mese ed è ancora in via sperimentale. Ogni confezione da 125 ml costa circa 3.900 euro. Ora sta bene fortunatamente e ne approfittiamo per iniziare il tour. Per questa occasione abbiamo rispolverato la stampella che da mesi si trovava nel baule della macchina. La stampella è la vera protagonista. È la cosa che colpisce di più sul palco. È normale vedere una danzatrice che balla. La stampella invece non è nel suo habitat naturale. È stata un’idea di Erica portarla in scena, come per volere mettere alle strette tutti i pessimisti ammalati di sclerosi multipla. Vedere una persona come lei sul palco è come scontrarsi con la realtà e capire un messaggio di speranza e di riflessione. Erica sa tradurre in danza qualsiasi cosa, qualsiasi emozione con molta naturalezza. Per le musiche – continua Giuse – ci sono invece voluti sei mesi di lavoro, anche per le riprese e il montaggio dei video. Certo, soldi e tempo sono due fattori che avevamo messo in conto ma l’ho fatto davvero con molto piacere».All’inizio è stato un dramma. Un momento che Giuse e Erica hanno voluto tradurre in danza e musica. L’idea di portare sul palco la sua storia, comune a quella di tanti altri, è nata spontaneamente. «Quando ho conosciuto Erica – prosegue Giuse – aveva già la sclerosi. Avevamo amici in comune, erano tutti musicisti. Mi disse che, dopo aver portato in scena decine di spettacoli, avrebbe voluto rappresentare in uno spettacolo anche la sua malattia. Cercava quindi un musicista che componesse le musiche. Ci siamo così buttati in questa avventura che poi è diventata amore». Danza, videoproiezione, brani recitati (scritti da Giuse aiutatato dalla coautrice Margherita Gargiulo, fatta eccezione per una poesia scritta dalla madre di Erica che le aveva dedicato anni fa) e musica. Ed Erica con la sua stampella. Sono questi i protagonisti dello spettacolo che si divide in tre parti ed è presentato da Federica Giglio, doppiatrice torinese e voce narrante della performance della ragazza. «La prima parte – spiega Giuse – è dedicata alla scoperta della sclerosi multipla e alla sensazione di vuoto e smarrimento che la caratterizza. La rabbia e il rifiuto sono i sentimenti che prevalgono all’inizio. Quindi, la scoperta della malattia, la tragedia e il mondo che ti crolla addosso. La seconda parte, più riflessiva e introspettiva, è dominata dall’accettazione del proprio stato e dalla convinzione di poter riuscire a convivere con la sclerosi. La terza e ultima parte è il punto della situazione messo in arte. È quindi dedicata alla “vittoria” sulla patologia, intesa non come guarigione, ma come consapevolezza del poter riuscire a esprimersi in modo incondizionato, nonostante i limiti che la malattia porta o porterà. Se io sono sul palco e ho la sclerosi multipla, ciò significa che la cosa che mi tiene vivo è la passione. Ancora prima dei farmaci o delle illusioni. Come in questi mesi che si è gridato al miracolo. In genere io e Erica siamo due persone un po’ diffidenti – dice Giuse commentando la scoperta di Paolo Zamboni su un possibile collegamento tra sclerosi e Ccsvi (insufficienza venosa cerebro-spinale) – Da persone intelligenti e curiose ci siamo informati e abbiamo contattato tutte le persone più importanti che conoscevamo. E dieci esperti su dieci che abbiamo sentito hanno smentito la teoria di Zamboni. Non è vero che le case farmaceutiche fallirebbero nel caso in cui si trovasse una cura, ma bisogna presentare dati scientifici in questo genere di cose. Se poi esponi la tua teoria e gridi al miracolo in un programma che fa milioni di telespettatori come Le Iene fai un grandissimo danno. Basta comunque andare sul sito Internet dell’Aism per sapere che Zamboni è tornato sui suoi passi e ha ammesso che la Ccsvi non è la causa della sclerosi. Mesi prima, però, aveva detto l’esatto contrario».Di esperienza nel campo della musica Giuse ne ha tanta alle spalle. Suona da quando ha 5 anni ma non si era mai trovato di fronte a un progetto simile: «Dovevo mettere in musica uno stato d’animo legato a una malattia, quindi a qualcosa di non prettamente sereno. La musica in realtà è un mezzo nato per allietare gli animi. Come abbiamo fatto? Una sera ci siamo seduti intorno al tavolo e le ho chiesto di snocciolarmi tutte le sensazioni e i sentimenti che provava e che ha provato dal momento della diagnosi. Su questa linea ho cercato di tradurre queste emozioni in musica. Ho capito che c’è un confine tra la serietà dell’affrontare questo tipo di discorso e la potenziale banalità. Metti in musica una sensazione del genere però poi ti devi mettere nei panni di chi vedrà lo spettacolo. Ti chiedi quindi se lo spettatore capirà che quella musica è legata a quel tipo di emozione o se penserà che invece ci stiamo approfittando di questa situazione… Superato questo ostacolo, sono andato avanti sino alla fine. E si è creata una sinergia immortalata tra le note e le emozioni che mi ha comunicato Erica». Lo spettacolo, che dura circa un’ora, vuole fare conoscere i problemi di chi vive quotidianamente con questa patologia e, attraverso gli interventi di neurologi e di rappresentanti dell’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), aggiornare sullo stato della ricerca. Gran parte del ricavato sarà devoluto alle varie Aism locali nelle città in cui farà tappa “SMania di vivere”.

__________________________________________________________________________________________________

Viveur.it

Yes, we dance

di Alessandra De Stefano 

La foggiana Erica Brindisi presenta in tutta Italia SMania di vivere, lo spettacolo di teatro-danza per sensibilizzare il pubblico sulla sclerosi multipla.

FOGGIA Erica Brindisi non avrebbe bisogno di presentazioni, essendo apparsa in quest’ultima settimana in numerose trasmissioni televisive nazionali: 31 anni, foggiana, ballerina diplomata alla Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra, da cinque anni affetta da sclerosi multipla, porta in scena il suo spettacolo di teatro danza SMania di vivere, con momenti di danza, musica (Giuse Rossetti, che cura anche la regia), testi recitati (di Margherita Gargiulo, con la voce narrante di Federica Giglio) e videoproiezioni, nel quale balla con la nemica/amica stampella. La ballerina foggiana racconta la genesi del suo spettacolo, presentato il 23 ottobre nel teatro di Rovereto di Cadeo (PC) e in tournée in tutta Italia.

Lei è una ballerina di danza classica e contemporanea. Quale di questi due generi rappresenta maggiormente la sua personalità e perché?
All´inizio dei miei studi la danza classica rappresentava tutto il mio mondo artistico. Poi, all´età di 16 anni, ho conosciuto Lucia Fiore, la mia prima insegnante di danza contemporanea e da lì si è aperto un nuovo mondo che non ho più abbandonato.

Qual è il messaggio di questo spettacolo intitolato Smania di vivere, come si sviluppa?
Nasce dalla mia personale esperienza di persona affetta da sclerosi multipla e vuole raccontare gli stati d´animo che accompagnano la scoperta della malattia e la sua progressiva accettazione. Si sviluppa in tre fasi ideali: la prima di rabbia e di rifiuto della malattia, la seconda di accettazione della propria condizione e la terza di vittoria, intesa non come guarigione ma come desiderio di non abbandonare le proprie passioni. Vorrei dare un messaggio positivo e di speranza a tutti quelli che soffrono per questa e per altre gravi patologie.

Cosa significa per una ballerina scoprire di avere la sclerosi multipla? Da cosa nasce la determinazione di voler continuare a ballare?
Per una ballerina scoprire di avere una malattia che può portare alla progressiva paralisi degli arti è un duro colpo. Bisogna, dopo ogni ricaduta, riprendere contatto con il proprio corpo, con quello che è cambiato e cercare di ritrovare un nuovo equilibrio, fisico e mentale. È una sfida continua, ma è ciò che mi fa andare avanti e mi spinge a non abbandonare la danza.

Quali difficoltà o ostacoli si trova ad affrontare una ballerina affetta da una patologia simile?
Gli ostacoli sono sia fisici che psicologici, oltre che relazionali. Bisogna comunicare agli insegnanti e ai compagni di corso la malattia, e non è sempre facile. Trovare persone comprensive è molto raro, ancora di più persone che sanno di quale malattia stiamo parlando.

Giocoforza, nella sua vita e nello spettacolo, la stampella ha assunto un “ruolo”…
La stampella è la mia nemica/amica, lo strumento che mi ha già sostenuto numerose volte durante le mie ricadute e che porto con me in scena: è lei la vera protagonista dello spettacolo.

Cosa si aspetta dallo spettacolo da un punto di vista sociale?
Lo spettacolo ha l´ambizione di far conoscere a un pubblico più vasto i problemi di chi vive quotidianamente con questa patologia e, attraverso gli interventi di neurologi e di rappresentanti dell´AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), aggiornare sullo stato della ricerca. Lo spettacolo ha anche una finalità benefica: parte del ricavato, infatti, sarà devoluto proprio all´AISM.

Sarà possibile vedere lo spettacolo anche a Foggia? Può darci qualche anticipazione?
Spero di poter portare lo spettacolo anche nella mia città natale, con il sostegno delle pubbliche amministrazioni e delle associazioni locali.

__________________________________________________________________________________________________

Gazzetta di Parma

__________________________________________________________________________________________________

aism.it

Erica Brindisi: teatro danza per andare oltre la SM

Ha 31 anni, è sposata con un musicista, Giuse Rossetti. È ballerina, avvocato e lavora presso il Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Reggio Emilia. La sua grande passione è la danza. Insieme al marito musicista ha realizzato uno spettacolo di Teatro Danza. Si è diplomata all’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra. E ora balla con una stampella: ha la SM da cinque anni.

Sottile, leggera. Ha l’eleganza della ballerina, e un volto che non passa inosservato, una voce energica, che ispira simpatia. Balla da quando aveva sei anni: il ballo è il suo mondo, ma chiacchierando precisa: “la danza è un valore che appartiene a tutti, è un patrimonio irrinunciabile, non è un valore solo mio”.

E in questo crede. Perché accanto alla professione dell’avvocato, c’è quella prepotente e appassionante della ballerina, per le performance di Teatro danza svolte in passato all’interno di una compagnia di danza, del desiderio di una vita sui palcoscenici.

“A tutto questo non ho rinunciato neppure dopo la diagnosi di SM: come si può rinunciare alla propria anima? Subito dopo la diagnosi ha vinto la sconfitta. Una diagnosi così – avevo 26 anni, mi stato accingendo all’esame orale per la professione – ti annienta. La malattia mi aveva limitato alla parte sinistra del mio corpo: non riuscivo a muovere bene la gamba, avevo problemi di coordinamento, non vedevo bene… Ma poi. Poi ha vinto la consapevolezza che si vince sempre quando non si abbandona. E che la danza, anche senza piroette è danza”.

E tu non hai abbandonato. “No io non ho abbandonato né i sogni, né la passione, né la mia lunga formazione artistica. Ho capito che la mia SM non avrebbe mai potuto togliermi la mia capacità di essere così come sono, la mia capacità di provare emozione e dare emozione è diventata ancora più forte, più consapevole”.

“Una volta riassettata nel mio equilibrio e nei miei affetti – c’è sempre una selezione naturale anche nelle amicizie – anche se appoggiata a una stampella, ho ricominciato a vivere. Come volevo io”.

Vince chi seduce. E tu hai sedotto la danza. Hai messo in scena la malattia, ne hai fatto arte per dimostrare che la sclerosi multipla si può battere.

Insieme al marito musicista ha messo insieme, dopo oltre un anno di lavoro uno spettacolo di Teatro danza. Si chiama “SMania di vivere” ed è un progetto che racconta come Erica ha messo all’angolo la SM, nonostante le ricadute, l’aggressività della malattia, la stampella –“la mia eterna nemica-amica” – il pietismo di molti “che se ti vedono reagire – precisa Erica – quasi si dispiacciono”.

Con la forza della danza, delle emozioni, degli applausi, della ribalta (ma anche degli affetti – quello della mamma in particolare – e dell’amore – Giuse è un regista molto innamorato della danza di Erica) Erica “sconfigge” la sua malattia in punta di piedi.

Con lei sul palco “la nemica/amica stampella”, quel dannato arnese con cui Erica ha imparato a fare i conti, sia in scena sia nella vita, e insieme provano a raccontare gli stadi emotivi della malattia.

“Metto in scena la scoperta della malattia, cioè il momento in cui il mondo ti crolla addosso e vorresti morire. Ma poi arriva l’accettazione. E la necessità di arrivare al giorno dopo e tener fede agli impegni, anche quelli di studio. Per me avviene quando un giorno, scherzando, dissi a mia mamma: vorrà dire che sulla mia tomba scriverete il nome e poi la frase ‘Avvocato che mai esercitò’.È evidente che non mollai. La svolta avviene nel momento in cui “ capisci che la malattia può toglierti due gambe ma non la razionalità, non la passione. Ed è proprio così che la sclerosi scopre le sue carte e può essere sconfitta: “mai la SM potrà impedirmi di continuare a fare quello che ho sempre fatto, a ballare per esempio”.

“È un messaggio, questo, che voglio far arrivare a tutti, soprattutto alle persone con SM. La SM non sconfigge le persone. Voglio fare la mia parte per aiutare e per supportare l’associazione che più di tutte aiuta e supporta le persone e i giovani con SM, senza promettere miracoli irraggiungibili. Io sono stata aiutata tanto dall’AISM: il mio sogno è riuscire a portare il mio spettacolo dappertutto… ”.

Intervista a cura di Enrica Marcenaro

__________________________________________________________________________________________________

superando.it

Quella SMania di vivere

Non sono un refuso, quelle due iniziali maiuscole della parola smania: stanno a indicare infatti la sclerosi multipla, protagonista di uno spettacolo di assoluto valore, quello in cui Erica Brindisi mette in scena la propria malattia e la “vince”, dimostrando di poter continuare a fare quel che aveva sempre fatto, ovvero ballare. La prima rappresentazione di “SMania di vivere” – che si avvale delle musiche e dei video di Giuseppe “Giuse” Rossetti – andrà in scena a Roveleto di Cadeo (Piacenza) il 23 ottobre e come le successive servirà in parte a finanziare le attività dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e la ricerca sulla sclerosi multipla


I turbamenti, le ansie e i timori di chi vive quotidianamente con una sclerosi multipla e, al contempo, un messaggio di speranza lanciato attraverso un atteggiamento positivo e tenace.
È uno spettacolo particolare, SMania di vivere – con la S e la M maiuscole, a indicare appunto la sclerosi multipla – ma di assoluto valore, anche artistico, che ha per protagonista Erica Brindisi, 31 anni, danzatrice, che insieme al marito, il compositore Giuseppe “Giuse” Rossetti, si è letteralmente inventata questa rappresentazione di teatro danza, per «mettere in scena la malattia, facendone arte, per dimostrare che la sclerosi multipla si può battere», come ha raccontato recentemente la stessa Erica al quotidiano “la Repubblica“, ove è apparso un bel servizio curato da Marco Severo.

Tutto quindi nasce, come spiega Giuse Rossetti – che nello spettacolo cura le musiche e i video – «dall’esperienza vissuta dalla protagonista, affetta da sclerosi multipla che, nonostante tutto, continua la sua lotta contro la malattia,senza rinunciare alla danza, la sua grande passione».
Sono idealmente tre le parti in cui è diviso lo spettacolo. «La prima di esse – continua Rossetti – è dedicata alla scoperta della sclerosi multipla e alla sensazione di vuoto e smarrimento che la caratterizza. La seconda, più riflessiva e introspettiva, è dominata dall’accettazione del proprio stato e dalla convinzione di poter riuscire a convivere con la malattia. La terza e ultima parte parla della “vittoria” sulla patologia, intesa non ovviamente come guarigione, ma come consapevolezza del poter riuscire ad esprimersi in modo incondizionato, nonostante i limiti che la malattia stessa porta o porterà».

Sensibilità, dunque, coraggio, speranza, ma anche solidarietà. Infatti, parte del ricavato di ogni rappresentazione dello spettacolo – e prossimamente ce ne saranno molte, soprattutto in Emilia Romagna – andranno alle Sezioni dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), per finanziarne le attività e sostenere le ricerche sulla malattia.
«La sclerosi multipla può toglierti due gambe, ma non la razionalità», ha dichiarato ancora Erica alla «Repubblica», «e portare in scena la mia storia credo possa essere un bel messaggio di speranza per chi si trova nella mia stessa situazione». (S.B.)

__________________________________________________________________________________________________

La Repubblica


Ballerina sul filo del coraggio
Sul palco va in scena la sclerosi

La sfida di Erica Brindisi, danzatrice affetta dalla SM. Il 23 è in programma la ‘prima’ dello spettacolo “SMania di vivere”, un progetto inedito che racconta – in prima persona – gli stadi emotivi del malato. La storia d’amore fra lei e il marito compositore

di MARCO SEVERO

Ballerina sul filo del coraggio Sul palco va in scena la sclerosi

Sul palco una ballerina e una stampella. Titolo dello spettacolo, ‘SMania di vivere’. Le maiuscole non sono casuali perché la ballerina ha la SM, la Sclerosi multipla. Lei si chiama Erica Brindisi, è un fuscello con un sorriso e due occhi che brillano. Balla da quando aveva 6 anni, Erica. Adesso ne ha 31, come suo marito che è una roccia e si chiama Giuse (Giuseppe) Rossetti. Insieme Erica e Giuse hanno capito d’essere più tosti della SM e si sono inventati un pezzo di Teatro danza: “Mettiamo in scena la malattia, ne facciamo arte per dimostrare che la sclerosi multipla si può battere”.

Tutto normale, semplice anche.
“No, affatto – dice Erica – chi mi vede adesso non sa quanto dolore c’è dietro una scelta del genere”. Giuse l’accarezza con gli occhi, chi li guarda capisce che questi due insieme possono spaccare una montagna. La prima dello spettacolo ci sarà il 23 ottobre prossimo alle 21. Appuntamento al teatro di Rovoleto di Cadeo, in provincia di Piacenza. Le Aism del piacentino, le sedi locali dell’Associazione italiana sclerosi multipla, sono state le prime ad accogliere la proposta. Spericolata e inedita. A teatro verranno anche assessori e rappresentanti delle istituzioni da diverse provincie del nord Italia. La speranza è che anche a Parma qualcuno si accorga di loro: finora la risposta non è stata incontenibile. Erica e Giuse vivono a Fidenza, lei è foggiana di origine (“mi raccomando di non fare confusione fra Foggia e il cognome Brindisi” ride).

Quel 15 settembre
– All’età di 26 anni, “il 15 settembre 2006 e potrei dirti anche l’ora”, la ballerina Erica seppe quella cosa: “Gli americani hanno l’11 settembre – dice lei con una forza irriducibile – io ho il 15, data nella quale mi diagnosticarono la Sclerosi multipla”. Fu una sberla dalla vita, una beffa. Da sempre Erica lavora con il corpo e ora quel corpo le viene preso, rubato ingabbiato dalla SM. Il rischio, come per quasi tutti i malati di sclerosi, è la progressiva paralisi degli arti. Cui vanno aggiunti possibili disturbi alla vista, al linguaggio. “Ci sono queste dannate cellule impazzite – spiega ironico ‘roccia’ Giuse – che per sbaglio continuano a rosicchiare la mielina, il rivestimento dei nervi necessario per la trasmissione degli impulsi dal cervello”.

Erica sta meglio
– In precedenza ha subito una fase durissima di ricaduta: “Facevo fatica anche ad alzarmi da una sedia”. Poi le cure, a base di cortisone e di un farmaco ‘santo’ di nome Tysabri, le hanno ridato fiato. “Per due anni – spiega – mi garantiranno una certa normalità di vita”. Conviene far in fretta allora, correre e danzare. Volare più in alto della SM. Sul palco si può, dice Erica che è diplomata all’Imperial society of teachers and dancers di Londra. “Ballo da 25 anni – spiega – dopo la diagnosi dei medici iniziai a pensare di portare in scena la mia tragedia, volevo farlo per dare una speranza a chi si trova nella mia stessa situazione”. E forse mettere all’angolo la SM e il pietismo di molti, con la forza degli applausi. Della ribalta. Tre sono le fasi dello spettacolo, che durerà un’ora: mezzora per l’intervento degli esperti Aism, mezzora di esibizione per Erica. Con lei sul palco “la nemica/amica stampella” come la chiama lei. Con quel dannato arnese Erica ha imparato a fare i conti, anche se nei prossimi due anni dovrebbe farne a meno. “In scena verrà anche lei, di volta in volta con un ruolo attivo e passivo”. Ad accompagnare la danza ci saranno le musiche e i video di Giuse, che è compositore. “Con le immagini – spiega il marito – proviamo a raccontare gli stadi emotivi della malattia, cerco di riprodurre anche con le note le sensazioni di Erica”.

Dirty dancing? – I ‘balli proibiti’ parlano allora della fase 1, La scoperta della malattia. E’ il momento “della tragedia, del mondo che ti crolla addosso”. Poi arriva il capitolo 2, l’Accettazione: “Quella in cui, scherzando, dissi a mia mamma ‘Vorrà dire che sulla mia tomba scriverete il nome e poi la frase ‘Avvocato che mai esercitò’”. La ballerina, per inciso, è infatti anche un legale. Lavora a Reggio con i servizi sociali. Seppe della malattia 15 giorni prima di discutere la tesi di laurea in Giurisprudenza, all’Università di Parma: “Mia mamma studiò per me, io devo ammettere che in quel momento mollai”. Ma eccoci al volume 3 di questi Dirty dancing dell’ostinazione: ‘La vittoria’. E’ la svolta, il momento “in cui capisci che la malattia può toglierti due gambe ma non la razionalità” s’illumina Erica. E’ qui che la sclerosi mostra il fianco, scopre le sue carte. Ed è sconfitta. “Qui io capisco che sono più forte – dice la ballerina che danza sul filo del coraggio – e che mai la SM potrà impedirmi di continuare a fare quello che ho sempre fatto, a ballare per esempio”. Giuse non smette di guardarla, più placido di lei che è un piccolo vulcano. E’ lui la vera stampella di Erica. La SMania di vivere e di amare.


Annunci

4 Risposte

  1. Pingback: Nuova sezione PRESS « SMania di vivere

  2. Pingback: “SMania di vivere” sul Corriere Canadese « SMania di vivere

  3. Gabriella De Julio

    Il cuore mi batte ancora forte per l’emozione: siete due persone stupende forti determinate coraggiose. Tutta la mia ammirazione per ciò che fate e come riuscite a realizzarlo.
    Un abbraccio virtuale da una donna che potrebbe esservi madre, e ne sarebbe orgogliosa!

    12 gennaio 2011 alle 14:55

  4. giuserossetti

    Gabriella, grazie di cuore. Il tuo è uno dei più bei messaggi che ci abbiano mai scritto.

    G&E

    12 gennaio 2011 alle 15:08

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...